La Riforma Gelmini è approvata


   

La Riforma universitaria targata Gelmini è approvata

Come sicuramente molti di voi già sapranno, con la votazione che si è appena tenuta in Senato è stata approvata la cosiddetta “Riforma Gelmini” dell’università, il Decreto Legge 137/2008.

Le forti contestazioni di studenti, ricercatori e professori non sono servite a molto: qualche punto è stato smussato, ma in definitiva il decreto legge resta pressochè inalterato nella sua funzione che sostanzialmente è quella di mascherare sotto una pseudo-riforma gli enormi tagli che sono stati fatti alla ricerca e all’istruzione dal Ministro delle Finanze Tremonti, alla disperata ricerca di soldi per ripianare il deficit dello Stato.
L’iter con cui si è arrivati a questa approvazione è stato una vera e propria “via crucis”, fra manifestazioni di protesta anche violente da parte degli studenti e smargiassate in aula dei potenti di turno. Paradossale è la situazione che si è venuta a creare in Senato al momento della votazione degli emendamenti al decreto, nell’indomani della votazione decisiva; una vera e propria pagliacciata che testimonia ancora una volta a che livello di degenerazione sia giunta la classe di governo in Italia.
Se qualcuno vuole farsi una risata (o incazzarsi di brutto), può tranquillamente visionare il video pubblicato all’interno del forum, qui sotto c’è il link:
La votazione al Senato degli emendamenti alla Riforma Universitaria

Con l’approvazione di questa riforma, il Ministro Gelmini ha dichiarato pomposamente “la fine del sessantotto”, e cioè di quel movimento che in pratica ha garantito il libero accesso all’Università italiana anche alle masse popolari, disinnescando parzialmente anche il collaudato meccanismo totalitario di scambio di cattedre e favori tipico delle baronie universitarie.
Con la Riforma Gelmini viene costituita un’università elitaria dalla quale gli studenti più poveri sono inevitabilmente tagliati fuori, viene aumentata la precarietà della posizione lavorativa dei Ricercatori, viene rafforzata la posizione dei “baroni” nelle Commissioni di concorso, vengono ridotte drasticamente le borse di studio, si crea una costruzione legislativa posticcia e perennemente in ostaggio del Ministero del Tesoro (visto che la stragrande maggioranza del centinaio di decreti attuativi dipende proprio dal Tesoro).

A questo punto, già diversi giornali schierati dalla parte del Governo hanno dichiarato che col voto al Senato cesseranno le manifestazioni di protesta, ma questa sembra più una speranza che un fatto di cronaca. Le organizzazioni studentesche hanno confermato che le proteste continueranno e per quanto riguarda la posizione della stragrande maggioranza dei ricercatori e dei professori le cose non sono cambiate di una virgola: erano contrari prima e lo sono tutt’ora.
Certo, non tutto quello che è stabilito dalla riforma Gelmini è da buttare, in fin dei conti sono state recepite anche alcune indicazioni dell’Anvur (qua e là), comunque è evidente che ci sia la necessità urgente di una immediata “controriforma”.
Se il governo attuale cadrà, la vedremo presto, la cosa è sicura.

24 dicembre 2010

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