Il difficile rapporto fra donne laureate e lavoro in Italia
Laureate ma con contratti a termine e stipendi bassi… risultato: la stragrande maggioranza delle giovani donne italiane con un livello di istruzione molto elevato è mammona per necessità, costretta ad abitare con i genitori non per pigrizia ma per mancanza di lavoro stabile e di compenso adeguato. E’ questa la fotografia che emerge da un recente sondaggio realizzato da Bachelor, un network internazionale che seleziona giovani talenti. L’obiettivo della ricerca era l’analisi della condizione delle donne dopo il conseguimento dell’agognato pezzo di carta. Come è facile immaginare, il quadro che i dati raccolti delineano è tutt’altro che roseo, anzi, per certi versi è molto sconfortante.
A distanza di 4 anni dalla laurea la maggior parte delle giovani dottoresse non se la passa bene: alla soglia dei 30 anni nel 37% dei casi vive ancora in famiglia, mentre nel 38% vive col partner; il 14% delle laureate è invece completamente indipendente e vive da sola.
Insomma quasi una ragazza su 2 è costretta a vivere ancora con i genitori per varie ragioni. Innanzitutto le opportunità d’impiego qualificato purtroppo mancano, visto che ci sono anche ragazze laureate costrette a fare le cassiere 4 ore al giorno e con uno stipendio di 700 euro al mese.
Secondo lo studio il 39% delle laureate che abitano con i genitori non ha un lavoro stabile. Solo il 29% può contare su un contratto a tempo indeterminato, mentre più o meno altrettante, il 27%, risultano ancora disoccupate. Le mammone per natura e scelta sono in realtà una minoranza: solo il 17%; in effetti, la metà delle donne laureate che ancora vive con i genitori dichiara che non può permettersi né un affitto, né tantomeno un mutuo.
Anche quando c’è, lo stipendio delle laureate non consente il grande passo dell’indipendenza. Il livello medio di retribuzione a 4 anni dalla laurea è di 1.160 euro mensili netti, cifra ben lontana dalle laureate occupate all’estero che in genere portano a casa circa 2.000 euro. Non solo, l’ammontare varia, e non poco, su base geografica: se una laureata del nord riesce in genere a ricevere uno stipendio medio di 1.263 euro, al centro si scende a 1.064, mentre nel meridione si precipita addirittura a 879 euro mensili!
Stesse spiccate differenze emergono con i dati sull’occupazione: se al nord è ben l’85% delle intervistate ad avere un lavoro, al sud la quota cala fino al 63%.
A determinare l’occupazione e il tipo di guadagno è anche il tipo di diploma di laurea: se ingegneria garantisce al 71% un contratto a tempo indeterminato con un reddito medio di 1.490 euro mensili, le laureate in studi economici e statistici per il 65% hanno il lavoro fisso con uno stipendo medio di 1.340 euro. Destinate al precariato sembrano invece le donne laureate in studi giuridici: solo il 20% gode di un contratto a tempo indeterminato; la loro paga è poco più di mille euro (1.041), ma sempre più dei 982 euro di chi lavora in campo umanistico.
Insomma la situazione delle laureate in Italia è particolarmente pesante, e nemmeno equa visto che mediamente le donne risultano più brave dei loro colleghi maschi, almeno per quanto riguarda il voto di laurea. Eppure, nonostante tutto, c’è ancora chi crede che ce la si possa fare.
1 luglio 2012
