Sono passati 10 anni dall’istituzione della laurea breve
Fra luci ed ombre (tante ombre), la laurea breve “compie” 10 anni. E’ ora di tirare qualche somma per vedere i benefici apportati.
La laurea di primo livello, detta anche “triennale” o “breve”, è stata introdotta nel 2000/2001 soprattutto per facilitare l’inserimento dei laureati nel mondo del lavoro e per abbassare l’età media dei neo-dottori.
Purtroppo la riforma non ha portato ad un aumento significativo dei laureati in Italia e nemmeno ha migliorato l’offerta formativa. A tutti gli effetti, ha provocato solo un aumento eccessivo e frammentario dei vari corsi di studio, spesso con l’unica motivazione di garantire qualche posto d’insegnamento in più ai vari professori di turno (solitamente raccomandati).
Gli abbandoni dopo il primo anno restano sempre alti, attorno al 20%, un valore che si poteva riscontrare anche nel periodo pre-riforma.
E per quanto riguarda i presunti benefici nel trovare un’occupazione dopo la laurea di primo livello… quelli non si sono mai visti. Se nel 2006 erano 38mila i laureati che avevano già ottenuto una laurea breve, nel 2008 sono diventati ben 74mila, a testimonianza che ormai si è costretti a proseguire gli studi per trovare un posto di lavoro dopo l’università.
Anche il tempo medio per prendere la laurea triennale resta alto, 4 anni e 7 mesi per compiere un corso di studi che dovrebbe durare soli 3 anni.
E’ evidente che qualcosa deve essere cambiato, ma non per questo si deve abbandonare totalmente l’istituzione della laurea di primo livello. In fin dei conti, con la laurea breve l’Italia ha adottato un sistema accademico che è ormai prassi internazionale; i laureati ora hanno un’età media di 24 anni, mentre nel 2001 era di 27; inoltre la regolarità negli studi è quadruplicata: è infatti arrivata al 40% la percentuale di studenti che hanno concluso gli studi nei tempi previsti.
In ogni caso, delle modifiche devono essere fatte, l’università non può rappresentare una sorta di parcheggio nel quale si deve inevitabilmente sostare prima di entrare nel mondo del lavoro; l’università è innanzitutto formazione mirata e come tale deve creare delle figure professionali ambite, possibilmente in tempi che non siano “biblici”!
11 agosto 2010
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