L’Università Popolare, un percorso alternativo di formazione

Parlare di università al giorno d’oggi significa ampliare il proprio orizzonte verso i nuovi tipi di istituzioni universitarie che nel corso degli ultimi decenni stanno prendendo piede nel nostro paese: una di queste novità è sicuramente l’Università popolare.
Si tratta fondamentalmente di una istituzione privata che giuridicamente si propone come associazione di promozione sociale o di volontariato; al suo interno si possono studiare diverse discipline che comprendono non solo le materie universitarie più comuni, ma anche altri tipi di attività, che possono essere la cucina, la pittura e la decorazione, l’antiquariato, la fotografia, grafica, ballo, danza, arti popolari e via di questo passo. I corsi che si studiano possono essere quindi anche molto diversi da quelli studiati nei comuni atenei.
Il fatto che sia una università “popolare” la rende un centro culturale all’interno del quale chiunque può frequentare i corsi ed approfondire le proprie conoscenze: l’obiettivo principale è infatti la conoscenza, rivolta non ad un’utenza selezionata, ma a chiunque voglia apprendere e migliorare il proprio stato culturale.

Università Popolare: un po’ di storia
L’Università popolare è così denominata in quanto essa era anticamente dedicata al “popolo” e a coloro che appartenevano ad un ceto sociale emarginato: l’istituto ha preso piede in Italia a partire dal secolo scorso, e, nonostante diverse ripercussioni nel periodo del fascismo, rimane ancora oggi un’importante alternativa rispetto ad altri istituti universitari chiaramente più selettivi.
È tra gli anni 1900 e 1901 che nel nostro paese vennero fondate le prime università popolari, con lo scopo di divulgare la conoscenza scientifica senza discriminazioni religiose, sessuali, etniche e di età. Nacquero da un progetto del Partito Socialista e dei sindacati, che avevano bene in mente l’esempio di altri paesi in cui questo tipo di università era stato già avviato (come la Svezia, la Danimarca e l’Inghilterra): Università popolari aperte a tutti e che non prevedevano distinzioni di alcun tipo.
Negli anni del fascismo subirono importanti rappresaglie, fino ad essere chiuse o inglobate insieme ad altre istituzioni, ma dopo la caduta del regime fascista la situazione cambiò radicalmente, e grazie in particolare alle attività ed all’impegno di sindacalisti e socialisti, vennero riaperte al pubblico per poi prendere decisamente piede in diverse città italiane.

L’Università popolare oggi
All’interno di questa istituzione si studiano diversi argomenti, come già detto, ma ciò che distingue questo tipo di istituzione dalle altre è soprattutto il fatto che l’università popolare non rilascia titoli di studio ufficiali. E’ aperta ai più svariati tipi di apprendimento, non solo basati sui corsi ma anche su viaggi, conferenze, concerti e visite di stampo culturale, comunque il principio cardine di questa istituzione è l’apprendimento, prima ancora che il conseguimento di un titolo utile ai fini professionali.
In Italia esistono oggi diverse università popolari; la più importante è senza alcun dubbio la Upter, ovvero l’Università Popolare di Roma, nata nel 1987; dal punto di vista dei riconoscimenti ministeriali, ha ottenuto una grande importanza soprattutto l’Università Popolare degli Studi di Milano, che ha anche istituito il Museo Milanese dell’Università Popolare di Milano.

Per maggiori informazioni sui diversi corsi di studio, sugli eventuali costi e sui riconoscimenti, è infine possibile collegarsi ai siti web delle diverse università popolari, magari per mezzo del form “Contatti”. Spesso ci sono occasioni di formazione anche nella propria città, quindi è sempre meglio approfittarne.

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