Il dilemma dopo le Superiori: Università o lavoro?

Una delle prime difficoltà che i giovani dei nostri tempi devono affrontare una volta ottenuto il diploma di scuola media superiore consiste nella scelta di cosa fare nella propria vita. Quando si terminano gli studi superiori e si deve decidere se proseguire la propria carriera scolastica con una iscrizione all’università, nel momento della “visualizzazione” del proprio futuro spesso si viene assaliti da mille dubbi, ma la domanda di fondo è sempre la stessa: è meglio studiare oppure trovarsi un’occupazione a tempo pieno?
In periodi di forte crisi, durante i quali è difficile trovare un lavoro, proseguire con gli studi universitari può essere un’ottima opportunità per sfruttare il proprio tempo in maniera concreta e soprattutto utile per il proprio futuro. Tuttavia, questo non significa affatto che i giovani che scelgono di continuare gli studi abbiano necessariamente una chance in più di trovare lavoro rispetto a coloro che decidono di non diventare matricole. Il problema della disoccupazione colpisce anche i laureati, ma è certo che per molti ruoli lavorativi è oggi necessario possedere il “pezzo di carta”: spesso il frequentare un ateneo è una conseguenza naturale per chi vuole specializzarsi in un determinato settore.
La decisione di conseguire una laurea – o quella di immergersi immediatamente nel mondo del lavoro – non è affatto semplice ma non è neanche così scontata; è un dato di fatto che oggi, rispetto a moltissimi anni fa, sono sempre di più le persone che scelgono di proseguire gli studi: all’unificazione dell’Italia gli universitari erano poco più di 6.500, al giorno d’oggi sono quasi 2 milioni!
Dobbiamo questo cambiamento a diversi fattori: prima di tutto, la scolarizzazione che nel corso degli anni ha preso il sopravvento, insieme alla necessità di una maggiore specializzazione anche in ruoli che un tempo potevano necessitare del solo diploma di scuola superiore. Per fare un banale esempio, pensiamo alla professione della maestra di scuola dell’infanzia: secondo il DM del 10 Marzo 1997, al giorno d’oggi si può diventare docente di scuola dell’infanzia per mezzo della laurea in Scienze della formazione primaria con indirizzo “scuola dell’infanzia” – il cui corso di Laurea è della durata di tre anni – mentre molti anni fa era possibile accedere a questa professione con il “solo” diploma d’istituto o scuola magistrale. Lo stesso vale per la professione di maestra di scuola primaria: anche qui, secondo lo stesso Decreto Ministeriale, possono accedere all’insegnamento con diploma di scuola magistrale – o titoli equipollenti – solo coloro che abbiano conseguito tali titoli prima dell’anno scolastico 2001-2002; diversamente, per ottenere l’abilitazione all’insegnamento è necessaria anche in questo caso la laurea in Scienze della formazione primaria ad indirizzo “scuola primaria”.
In pratica, la maggiore specializzazione dei ruoli all’interno della società ha fatto sì che i giovani sentano l’esigenza di prendere una laurea o che siano in un certo senso “costretti” ad ottenerla pur di lavorare nel settore desiderato. Così, la scelta di proseguire gli studi è diventata quasi una conseguenza naturale del diploma di scuola media superiore, ed in molti casi l’unica scelta utile a svolgere un determinato lavoro.
Diversa è la situazione per i cosiddetti “mestieri tradizionali”, per i quali risulta ancora sufficiente il titolo di studi di scuola media superiore, ma è necessaria un’abilitazione specifica: pensiamo ad esempio al mestiere della parrucchiera – per svolgere il quale è necessario seguire un corso specifico di almeno due anni – o quello dell’artigiano, o ancora il mestiere dell’estetista o della truccatrice.
Se un tempo la scelta di proseguire o meno gli studi era dettata più che altro da valutazioni di carattere economico e sociale – solo i giovani di un certo rango potevano frequentare l’università, mentre i figli di contadini e pastori generalmente erano “costretti” a seguire le orme del padre – oggi i fattori che determinano questa scelta sono per lo più di carattere pratico e logistico.
In poche parole, al dilemma se sia meglio laurearsi oppure cercare subito un lavoro, il giovane neodiplomato dovrebbe al giorno d’oggi rispondere attraverso valutazioni pratiche, che tengano prima di tutto conto delle proprie aspirazioni per il futuro. Sono le aspirazioni, insomma, a decidere per noi, con un occhio attento – e critico – alle reali risposte che la società è in grado di fornire alle nostre domande e principalmente alle nostre aspettative per il futuro.
E per meglio effettuare queste valutazioni, consigliamo a tutti gli indecisi di leggere proprio un articolo dedicato alla scelta dell’Università, probabilmente a molti sarà estremamente utile nel pianificare il proprio futuro.

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