Quanto costa l’Università e chi deve finanziarla?

Al giorno d’oggi sembra esser diventato quasi insostenibile il costo medio delle tasse universitarie in Italia: in questi ultimi anni sono vertiginosamente cresciute diventando un vero e proprio problema per una gran parte degli studenti, soprattutto fuori corso.
La stessa riforma universitaria attuata recentemente dal Ministero dell’Istruzione sembrava toccare in un primo momento solamente “gli studenti da tempo parcheggiati nelle nostre università” (queste le parole del ministro Francesco Profumo), ma in realtà questi provvedimenti dettati dal decreto sulla spending review sono molto più estesi di quanto non si possa immaginare. Lo stesso richiamo all’aumento delle tasse universitarie in un’ottica di valorizzazione della ricerca e dell’istruzione sembra fuori luogo e piuttosto rivolto al finanziamento degli atenei a spese degli studenti di lungo corso. In alcuni casi non si può nemmeno escludere che questi provvedimenti rischino di svantaggiare tutti, in un’ottica che di meritocratico sembra avere ben poco. Questi provvedimenti non tengono conto delle situazioni personali degli studenti che nel corso della carriera universitaria spesso lavorano (più o meno in regola), autofinanziandosi gli studi e facendo una scelta importante – quella di iscriversi all’università – nella speranza che “il pezzo di carta” possa garantire loro un futuro più soddisfacente sia dal punto di vista professionale che economico.
Basta dare uno sguardo ai regolamenti relativi alle tasse e ai contributi delle più svariate facoltà italiane per rendersi conto di quanto l’ultima riforma rischi di tagliare le gambe alla crescita del sistema istruzione nel nostro Paese. Gli atenei italiani finiscono con l’imporre agli universitari tasse molto rilevanti, a tal punto che in alcuni casi si arriva a sfiorare anche i 1000 euro per le fasce di reddito più povere, come è testimoniato da una recente indagine condotta dalla Federconsumatori.
Si tratta di costi che possono diventare davvero insostenibili se teniamo conto del fatto che la vita di uno studente universitario medio non è limitata alle sole spese di iscrizione: nel caso di uno studente fuori sede, ad esempio, il prezzo per “mantenersi” all’università può elevarsi di molto tra vitto, alloggio e materiale didattico.
La situazione si presenta difficile non solo in molte città del Nord, dove le tasse annuali sono di gran lunga più elevate, ma soprattutto al Sud, dove la riforma per l’aumento delle tasse universitarie sembra che vada a cozzare contro una situazione di povertà più diffusa. E’ pur vero che per sostenere i costi dell’istruzione gli atenei forniscono dei supporti per i pagamenti delle rette annuali, basati principalmente sul reddito annuale familiare. Attraverso una certificazione del proprio ISEE (ovvero l’indicatore della situazione economica equivalente) vi è l’inserimento in fasce contributive allo scopo di agevolare i meno abbienti permettendo loro di affrontare costi d’istruzione minori a seconda del tipo di fascia. Tuttavia, questo non sembra essere sufficiente in periodi di forte crisi, in cui probabilmente la scelta migliore sarebbe quella di non pesare troppo sulle tasche delle famiglie per il rilancio dell’istruzione.
Iscriversi ad un ateneo che non richieda un salasso in fatto di spese universitarie potrebbe essere una scelta utile ad arginare il problema, ma non lo si risolve del tutto: in questo modo, infatti, si rischierebbe di creare un vero e proprio dislivello tra “ricchi” e “poveri” che non svantaggerebbe solo gli studenti meno abbienti ma anche gli atenei in cui le tasse universitarie sono più basse. In quest’ottica, forse, verrebbero discriminate le università più “a misura di tasca”, dando vita ad una sistematica classificazione non basata su meriti culturali ma su questioni prettamente economiche.

E’ giunta l’ora che lo Stato torni a farsi promotore di un’istruzione alla portata di tutti, come garantito dalla Costituzione. In questo senso, più che continuare con la politica dei tagli, dovrebbe iniziare a finanziare le Università e quindi la ricerca in modo massiccio. Una nazione che non si fonda sulla libera istruzione non potrà mai avere delle solide basi democratiche.

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