Il CNVSU pubblica il suo XI° Rapporto sullo stato dell’università

Il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU) ha pubblicato la versione provvisoria del suo annuale Rapporto sull’Università.

Si tratta di un’opera estremamente importante che raccoglie in circa 300 pagine una quantità enorme di dati.
Di per sé, servirebbero delle settimane per analizzare questo rapporto a fondo, comunque da una rapida lettura si possono trarre delle informazioni particolarmente interessanti.

Innanzitutto c’è il continuo calo degli immatricolati: se nel 2002/2003 il 74,5% dei neodiplomati optava per proseguire gli studi all’università, nell’anno accademico 2009/2010 quella percentuale è calata al 65,7%.
E il calo è tanto più vistoso nelle zone dove è più facile trovare un’occupazione lavorativa, a testimonianza che l’università viene spesso considerata come un semplice “parcheggio” più che una reale possibilità di formazione umana e culturale: se non c’è lavoro, allora si studia.
Questo calo è comunque imputabile anche alla drastica diminuzione delle borse di studio: nel 2010 i fondi per le borse sono calati del 60% non riuscendo a coprire la domanda del 19% degli idonei. Tra l’altro solo il 22% dei borsisti ha a disposizione un alloggio universitario.
Detto per inciso, sembra che il taglio delle risorse vada decisamente verso l’imposizione di un’università di tipo elitario, dove chi non ha i mezzi economici per sostenere le spese necessarie viene inevitabilmente tagliato fuori dai gradi più elevati dell’istruzione.

Tornando al Rapporto CNVSU, c’è da sottolineare il grosso successo che le università private stanno avendo come meta preferita dei migliori diplomati. La Luiss ha il 68,15% delle matricole che si è diplomato con un voto dal 90 in su; alla Bocconi la percentuale è del 58%; al Campus Biomedico di Roma il 52,6%; al San Raffaele di Milano il 52,5%.

Gli abbandoni sono in calo, questo almeno è un dato positivo. Nell’anno accademico 2009/2010 hanno abbandonato il 16,7% delle matricole (mentre l’anno prima erano il 17,5%).
Invece i fuoricorso sono risaliti al 40% della popolazione studentesca universitaria, anche se la situazione è notevolmente migliore nelle facoltà a numero chiuso.
I laureati sono in calo, come i laureati precoci (che si concentrano per lo più in alcune università telematiche).

Per quanto riguarda la classe insegnante, i professori sono sempre più vecchi, a testimonianza dello scarso ricambio. Fra gli ordinari l’età media è salita a 63 anni, fra gli associati solo il 5% ha meno di 41 anni. Inoltre anche l’età media dei ricercatori aumenta, mentre la precarietà continua a crescere.

Insomma… per chi non se ne fosse accorto, le cose vanno sempre peggio!

N.B. Chi volesse leggere il rapporto può trovarlo qui (sono 4,64 MB):
XI Rapporto CNVSU

15 febbraio 2011


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